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Invalsi: no alla scuola quiz e alla mercificazione del sapere!

A cosa servono le prove Invalsi così fortemente contestate dal mondo della scuola?

Qual è il fine ultimo di testare a tappeto, tramite questionari standardizzati con domande per lo più a risposta chiusa, tutti gli allievi delle scuole primarie e secondarie d’Italia senza distinzione alcuna in relazione al contesto geografico e socio-economico in cui la scuola opera?

La scuola pubblica che si fa azienda, competitiva sul mercato, valutata sulla base di criteri ispirati all’efficienza e alla produttività, forse un giorno quotata in borsa, chissà. Come se non esistesse un articolo della Costituzione che parla di una scuola inclusiva, aperta a tutti e in grado di offrire a tutti le stesse identiche possibilità.

La standardizzazione dei test INVALSI, inoltre, si contrappone inspiegabilmente alle recenti direttive ministeriali che valorizzano l’inclusione e i bisogni educativi speciali dei singoli alunni. In maniera del tutto schizofrenica, da un lato, si impone al docente di ricorrere ad una didattica personalizzata che tenga conto delle necessità del singolo ma, dall’altro, gli si richiede di sottoporre l’allievo ad una valutazione tramite test standardizzati.

La valutazione degli istituti non può di certo coincidere con una valutazione standardizzata e statistica degli apprendimenti degli allievi che, così come formulata oggi, non tiene conto dei processi cognitivi e non valuta gli aspetti principali degli stessi. Per esempio, valutare le competenze linguistiche di un ragazzo escludendo completamente gli aspetti inerenti alla produzione di testi scritti e all’espressione orale è non soltanto molto riduttivo ma anche assai rischioso. Si rischia di costringere i docenti ad allenare gli allievi alla maratona INVALSI e a modulare la propria didattica solo in funzione del buon esito di test che richiedono in larga parte abilità mnemoniche, a discapito di tutte le altre. Si rischia di limitare la libertà d’insegnamento tutelata dalla Costituzione e di incidere negativamente sulla programmazione annuale delle varie discipline.

Il M5S dice no alla scuola quiz e alla mercificazione del sapere!

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